Cannabis terapeutica nella terapia del dolore: quando può essere utile?

Uso della cannabis terapeutica nella terapia del dolore

dr. Pierluca Gabanetti

9/27/20264 min read

Da alcuni anni, vista la mia esperienza ospedaliera come anestesista e terapista del dolore, ho deciso di approfondire lo studio di nuovi ed al tempo stesso antichi trattamenti terapeutici del dolore cronico.

La cannabis terapeutica rappresenta oggi una delle possibili opzioni nel trattamento di alcune forme di dolore cronico. Il suo impiego, tuttavia, richiede una valutazione medica accurata: non tutti i pazienti con dolore possono trarne beneficio e la cannabis non deve essere considerata una terapia universale o una soluzione alternativa da utilizzare indistintamente quando gli altri trattamenti non funzionano.

Nel trattamento del dolore cronico, i cannabinoidi possono trovare spazio all'interno di un percorso terapeutico personalizzato, soprattutto quando le terapie convenzionali non hanno consentito di ottenere un controllo soddisfacente dei sintomi oppure non sono state tollerate.

Che cos'è la cannabis terapeutica?

Con il termine cannabis terapeutica si fa riferimento all'impiego medico di preparazioni contenenti cannabinoidi, principalmente THC (tetraidrocannabinolo) e CBD (cannabidiolo), in specifici contesti clinici.

Queste sostanze interagiscono con il sistema endocannabinoide, una complessa rete di recettori e mediatori presente nell'organismo e coinvolta, tra le altre funzioni, nella modulazione del dolore, della risposta allo stress, del sonno e di alcuni processi infiammatori.

La risposta alla terapia può però essere molto diversa da una persona all'altra. Per questo motivo non è sufficiente conoscere la diagnosi: è necessario valutare il paziente nella sua globalità.

In quali dolori può essere presa in considerazione?

Ho realizzato un Manuale pratico per l’utilizzo quotidiano da parte di tutti i medici algologi, in cui ho studiato il ruolo dei cannabinoidi soprattutto nel trattamento del dolore neuropatico cronico, mentre per altre condizioni, come il dolore oncologico, la fibromialgia e alcune sindromi dolorose complesse, ho realizzato che i risultati degli studi sono più eterogenei.

Questo significa che l'indicazione deve essere valutata caso per caso, considerando sia i possibili benefici sia i rischi del trattamento.

Il dolore neuropatico una delle condizioni nelle quali l'utilizzo dei cannabinoidi è stato maggiormente studiato. È dolore provocato da una lesione o da una malattia del sistema somatosensoriale.

Può manifestarsi con bruciore, formicolio, sensazione di scossa elettrica, dolore lancinante, ipersensibilità al contatto.

Il dolore misto, sviluppato da alcuni pazienti che presentano contemporaneamente componenti differenti del dolore. È il caso, per esempio, di alcune condizioni della colonna vertebrale nelle quali possono coesistere una componente nocicettiva e una neuropatica.

In queste situazioni la terapia deve essere necessariamente multimodale: farmaci, riabilitazione, trattamento interventistico quando indicato e interventi sullo stile di vita possono concorrere al controllo della sintomatologia.

Il dolore oncologico associato alla malattia tumorale può avere caratteristiche molto diverse e può essere determinato dalla malattia stessa, dai trattamenti o dalla presenza contemporanea di più meccanismi dolorosi.

Anche in questo ambito i cannabinoidi sono stati oggetto di studio, ma il loro impiego deve essere inserito all'interno di un percorso di terapia del dolore più ampio e attentamente monitorato.

La fibromialgia rappresenta una condizione particolarmente complessa, caratterizzata da dolore diffuso e persistente, spesso associato ad alterazioni del sonno, affaticamento e altri sintomi.

Gli studi sull'utilizzo della cannabis terapeutica nella fibromialgia hanno prodotto risultati non sempre concordanti.

In ogni caso la decisione nella prescrizione dei cannabinoidi deve derivare dalla valutazione individuale del paziente, delle terapie già effettuate, dei sintomi prevalenti e del rapporto tra benefici attesi e possibili effetti indesiderati.

Ne approfitto per sottolineare che l’aspetto importante da chiarire è il concetto di appropriatezza prescrittiva. La cannabis terapeutica non deve essere considerata semplicemente come "l'ultima possibilità" dopo il fallimento di qualsiasi altra terapia, ma neppure come una terapia da proporre come prima scelta a tutti i pazienti con dolore cronico.

La selezione del paziente è fondamentale

La scelta del paziente rappresenta uno degli aspetti più importanti della terapia con cannabinoidi.

La prescrizione della cannabis terapeutica non dovrebbe essere basata esclusivamente sul nome della malattia, ma sulla valutazione complessiva della persona.

Fondamentale ricordare che non è sempre un obiettivo realistico l’eliminazione completa del dolore soprattutto se cronico e se presente da anni.

Gli obiettivi della terapia possono invece riguardare, a seconda del caso:

  • una riduzione dell'intensità del dolore;

  • un miglioramento del sonno;

  • una maggiore capacità di svolgere le attività quotidiane;

  • una riduzione dell'impatto del dolore sulla qualità di vita;

  • un miglioramento della tollerabilità complessiva del percorso terapeutico.

Prima di iniziare il trattamento è quindi utile stabilire che cosa si vuole ottenere e, successivamente, verificare se il risultato è stato effettivamente raggiunto.

La cannabis terapeutica deve essere monitorata

La prescrizione per me non rappresenta la conclusione del percorso, ma il suo inizio.

Settimanalmente mi dedico al monitoraggio dei miei pazienti, sia a domicilio che eventualmente in ambulatorio perché la terapia con cannabinoidi richiede un adeguato monitoraggio dell'efficacia e della tollerabilità.

Durante i controlli solitamente valuto:

  • andamento del dolore;

  • qualità del sonno;

  • funzionalità e attività quotidiane;

  • eventuali effetti indesiderati;

  • aderenza al trattamento;

  • eventuali modifiche delle altre terapie.

Particolare attenzione deve presto agli effetti indesiderati, soprattutto quando sono presenti THC ad alta percentuale o altri farmaci che possono influenzare il sistema nervoso centrale.

Cannabis terapeutica: una componente di un percorso più ampio

Il concetto più importante è forse proprio questo: la cannabis terapeutica non dovrebbe essere considerata una terapia isolata.

Il dolore cronico è spesso un fenomeno complesso nel quale interagiscono componenti biologiche, funzionali, psicologiche e sociali. Nel mio lavoro mi attengo proprio a questo concetto: il trattamento deve richiedere una combinazione di:

  • terapia farmacologica;

  • procedure interventistiche;

  • fisioterapia e riabilitazione;

  • attività fisica adattata;

  • interventi sul sonno e sullo stile di vita;

  • supporto psicologico quando indicato.

Tutti questi temi sono approfonditi nel manuale che ho scritto ed appena pubblicato su Amazon sezione Libri e Kindle. Il volume affronta in modo sistematico gli aspetti farmacologici, clinici e prescrittivi della cannabis terapeutica, dalla selezione del paziente al monitoraggio del trattamento.

Cannabis terapeutica nella terapia del dolore
Protocollo operativo dell'Ambulatorio di Terapia del Dolore – Dalla farmacologia alla pratica clinica

Dr. Pierluca Gabanetti